Demoni nella Città Eterna

di

Max

Flivero@tin.it

 

Fan Finction scritta l’11 giugno 2005

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Limite di età: nessuno

Ambientazione: prima della prima serie.

Breve descrizione: Il giovane Giles,durante il suo studio da Osservatore viene inviato a Roma per indagare su una strana attività demoniaca e trova sulla sua strada il nemico Ethan Rayne.

 

Roma 11 giugno 1985

 

Dopo pochi mesi che ero stato inserito nel Consiglio, sono stato inviato in missione a Roma. Pare che ci sia un punto di Roma, dove un collega ha registrato un’intensa attività demoniaca. Mi è stato comunicato che se svolgo bene il mio lavoro, un giorno diventerò Osservatore e verrò assegnato ad una Cacciatrice. In realtà è ciò che agogniamo tutti noi giovani studenti del Consiglio e mi sembra piuttosto utopistico che sia proprio io ad assumere l’ambizioso ruolo.

Ho comunque letto tutti i testi di demonologia e tutti i diari dell’Osservatore. Pare che uno di essi alcuni centinaia di anni fa ebbe una storia con la sua Cacciatrice e i due vennero per questo puniti dal Consiglio con la morte. Lo trovo incredibile e sono sicuro che ora non potrebbe più avvenire qualcosa del genere. Non che non possa nascere un certo tipo di sentimento tra Osservatore e Cacciatrice ma immagino che nel XX secolo, i membri del Consiglio siano maggiormente illuminati rispettoa quelli di duecentocinquanta anni fa.

Ma torniamo a noi. Quando arrivai a Roma, mi trovai in un mondo nuovo e affascinante. Soprattutto il centro di Roma, dove c’era l’hotel in cui alloggiavo, mi ha affascinato per la sua grandezza. A causa del viaggio in aereo, ero abbastanza stanco così dopo una cena leggera mi sono ritirato nella mia stanza. Tuttavia, avevo una strana e indescrivibile sensazione per cui non riuscivo a dormire. Sentii dei passi. Mi volta. Fu grazie al mio istinto e ai miei riflessi pronti, che riuscii a bloccare una mano che impugnava minacciosamente un coltello. Per fortuna, al Consiglio mi avevano preparato a certe sorprese. Mi hanno fatto fare una serie di allenamenti per essere pronto a tutto visto che il campo dove operiamo è pieno di pericoli.

Sferrai una serie di pugni finché il mio avversario non cadde a terra. Accesi la luce.

“Ethan Rayne! Dovevo immaginarlo!” osservai, seccato.

“Calmati, sterminatore! Non ti conviene agitarti così tanto! Altrimenti che cosa farai quando ti troverai davanti a un demone?”

“Di che stai parlando?”

“Andiamo. So che sei stato inviato dal Consiglio per un certo movimento di strane creature, qui a Roma.”

“E tu ne sei in mezzo, naturalmente!”

“Puoi scommetterci! Lo troverai un po’ datato, forse ma è il solito piano del pazzo che si illude di conquistare il mondo. Solo che io non sono pazzo e conquisterò il mondo sul serio. E tu morirai tra poco, in questa bella stanza d’albergo, amico mio dal demone che sto per invocare.”

Prima che potessi fare qualcosa, lui disse rapidamente poche parole incomprensibili e un mostruoso demone apparve davanti a me. Mentre indietreggiavo, sentivo Ethan Rayne dire, allegramente “Resterei volentieri, sterminatore ma quel demone potrebbe metterci ore ad ucciderti e io non ho tanto tempo.”

Cercai di mantenere la calma e di ricordarmi qualche formula magica che potesse essermi d’aiuto. Quello che avevo davanti era un demone Sabnak, ossia una creature crudele e forzuto specializzata proprio nell’uccidere i nemici di chi lo invocava. Possedeva due grosse corna e il corpo di un colorito stranamente rossastro.

Pronunciai una formula per bloccarlo. Niente da fare. Provai a colpirlo con qualche pugno ma non feci che peggiorare la situazione. Lui mi colpì a sua volta e mi buttò a terra. Aveva una forza incredibile.

Avrebbe potuto finirmi facilmente ma non era così intelligente da capirlo. Questo mi fece venire un’idea.

“Brutto mostro! Forza! Perché non mi attacchi?” gridai, sbeffeggiandolo.

Lui si infuriò a tal punto che si lanciò verso di me. Aprii la finestra giusto in tempo per fargli fare un bel salto dato che la mia camera era al settimo piano.

Lo vidi cadere in terra e polverizzarsi. Presi un sospiro di sollievo. Ma non potevo fermarmi. Ethan Rayne era capace di tutto. Mi rivestii in fretta e uscii. Il luogo dove era stato registrata l’intensa attività demoniaca era l’antica costruzione del Pantheon, storico monumento romano fu costruito per volere di Marco Agrippa nel 27 A.C. Appena varcai la soglia, notai che all’interno non c’era nessuno, tranne Ethan Rayne davanti a un particolare idolo. Lo riconobbi subito. Era la creatura che noi del Consiglio chiamiamo Decarabia, demone con un grande potere magico. Era venerato proprio nel Pantheon nel giorno del sabato sia da uomini che da diavoli. L’imperatore bizantino Foca quando giunse a Roma nel VII secolo dono la costruzione al pontefice perché lo liberava dai demoni che lo infestavano. Le notizie su ciò che accadde dopo sono piuttosto scarse e nessuno sa se il papa sia riuscito nell’intento. Ma a giudicare da quello che vidi direi che qualcosa doveva essere andato storto. Ethan Rayne si voltò a guardarmi. Aveva gli occhi orrendamente rossi ed era palese che fosse entrato in simbiosi con Decarabia.

            “Sterminatore, sei ancora vivo! Ma non preoccuparti. Se il Sabnak non è riuscito ad ucciderti, ci penserò io. A tutto c’è rimedio.”

            “Può darsi. E allora perché non ti dai da fare invece di parlare tanto?”

Ethan Rayne ringhiò in modo animalesco e si lanciò su di me. Lo accolsi con una serie di pugni e calci. Rimase per un momento stordito e poi si lanciò di nuovo contro di me. Stavolta la lotta fu più dura. Minuto dopo minuto, il corpo di Ethan Rayne a contatto con il potere demoniaco di Decarabia, diventava più possente. Mi riempì di colpi e mi buttò a terra. Ricordai allora che il modo più semplice per uccidere un demone è distruggerlo. Si buttò su di me per finirmi e io lo colpii nuovamente sugli occhi. Cercò di riprendersi ma io mi allontanai immediatamente e corsi verso l’idolo che, curiosamente era attaccato in modo poco sicuro alla sua nicchia. Fu più facile del previsto buttare a terra l’idolo e distruggerlo. Ethan Rayne lanciò un urlo e vidi uno strano essere lasciare il suo corpo. Prima che potessi fermarlo, il mio nemico lasciò di corsa il Pantheon. Lo rincorsi ma una volta fuori della costruzione non lo vidi più. Era come scomparso. Scrissi quanto era accaduto in un rapporto per il Consiglio e, una volta tornato in Inghilterra, ricevetti le congratulazioni dalle alte sfere. Forse davvero un giorno diventerò Osservatore.