Le cose cadono a pezzi. E non puoi rimetterle insieme com’erano. Ma io guardo la nostra vita frantumata sul pavimento del nostro nido e penso. E per ogni dio, ti invoco Questo sogno viva in questo luogo. “Tara, vieni qui”. “Sì, signore” L’uomo prese uno dei cristalli disposti a terra, mentre la ragazza si alzava e con l’aria spaventata, indietreggiava davanti al padre. “Cosa ti avevo detto?!? Che non potevi più giocare con i tuoi poteri da…mostro!! – l’uomo lanciò il cristallo come per colpirla, ma Tara lo schivò- Cugina Beth ti aspetta di sotto, comportati normalmente e sii carina con lei e domani potrai dormire nella tua stanza”. Tara dormiva in cantina, legata con delle corde, poiché il padre non voleva sviluppasse gli stessi poteri della madre. E per punizione, ogni volta che lui scopriva un cristallo, un amuleto, persino delle candele, inevitabilmente la ragazza finiva in cantina. Non aveva un ragazzo, non aveva delle amiche. E per questo, ogni sguardo le incuteva timore, ogni parola rivolta a lei le causava quel leggero balbettio che con gli anni le diminuì. In seguito ad un’altra punizione del padre, ad un’altra notte nella cantina, sola, rischiarata solo dalla luce della luna “che conforta, accarezza ed osserva misteriosa” –versi di una sua poesia scritta una notte di luna piena-, decise di fare la cosa che l’avrebbe resa una persona felice: scappare. E così, Sunnydale, il college. Ad ogni angolo la magia di vivere una vita normale, senza qualcuno che comandasse la piccola esistenza di quella ragazza tanto speciale. Le prime amiche e…il primo amore. Sì, Willow, tu che hai fatto questo incantesimo per rivivere le vecchie emozioni, tu sei stata il suo primo amore. Tornata nel dormitorio, dopo averla incontrata, scrisse pochi versi: “candide mani amuleti di cosa? Con le mie mani Si descrive la rosa”. “E che le dee mi stiano a sentire, i ricordi più recenti voglio udire”. Un bacio, lungo, avvolgente, romantico. Due donne che si amano, che peccato sarà? Non lo sapevano, le due giovani innamorate, ogni tanto Tara ci pensava, questo Willow non lo sapeva. Amava guardare la Luna, sua unica compagna durante l’adolescenza, sua complice nei momenti d’intimità. Ed a lei confidava che, sì, il peccato in loro era presente. Ma poi si voltava dolcemente, con ancora il corpo rivolto alla finestra, ed osservava la sua ragazza dormire, illuminata in tutto il suo splendore dal faro della notte, con le mani rivolte sul suo cuscino come quasi a cercarla, e le coperte che disegnavano il suo dolce riposo e lasciavano scoperta qualche parte del suo corpo. Allora sorrideva, prendeva un foglio, e dipingeva l’immagine con una poesia. “Il peccato di due donne, un fiume inquinato che scorre. E le tue mani sono I miei lucchetti, I tuoi occhi le mie catene, La tua luce è la mia via.” Poi le si addormentava accanto, continuando a guardarla, le prendeva le mani piano per non svegliarla, e le sussurrava alle 3 del mattino che l’amava. Gli occhi dell’amata si aprivano, e credeva che il verde dei suoi occhi potesse illuminare la stanza o rischiararle la notte. E, insonnacchiata, ti regalava l’Amore. E poi, l’incantesimo va troppo avanti. Solo sangue, e morte. Ma alla fine il suo sorriso rimane, anche se qualcuno ha deciso che la sua esistenza doveva porre fine. Willow cade a terra, in seguito all’enorme sforzo che ha fatto; così, con il viso appoggiato a terra dove ancora è rimasta una chiazza di sangue dell’amata, la ragazza continua a piangere, sollevando lo sguardo, osservando lo squarcio di cielo azzurro.